SHOTS to communicate............

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“Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l'arte della fotografia” (Helmut Newton);
Le fotografie possono raggiungere l'eternità attraverso il momento. (Henri Cartier-Bresson);
La fotografia diventa sicuramente arte e il fotografo è sicuramente artista quando è in buona fede. (Ando Gilardi);
"Un buon fotografo è una persona che comunica un fatto, tocca il cuore, fa diventare l'osservatore una persona diversa." (Irving Penn);
"...se la tue fotografie non sono abbastanza belle, non sei abbastanza vicino" (Robert Capa);
"Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare." (Nadar);
“in fotografia ci sono due parole volgari: la prima è arte, la seconda è buon gusto”. (Helmut Newton).
La fotografia è comunicazione, non esistono foto brutte ma solo quelle che non mi dicono nulla.

© 2008 Alessandro Giudice


BIO

Nasco a Bologna nel 1965
A 12 anni, a seguito di un corso dopo scuola di camera oscura, inizio a fotografare con una 35mm a telemetro dei genitori.
Nel 1988 prendo in prestito una reflex 35mm e inizio a "sentire" la fotografia, innamorandomi delle immagini di Herb Ritt, Helmut Newton, Robert Mappelthorpe, Edward Weston, Marco Glaviano, Dahmane, Jeff Dunas, Jeanloup Sieff e tanti altri maestri. La mia formazione fotografica nasce da loro ma passa anche attraverso disegnatori come Manara, Crepax, Saudelli e altri. Come tutti all'epoca, allestisco la mia camera oscura in bagno e faccio qualche esperienza di stampa bianco nero. A metà degli anni 90 inizio ad usare il primo Photoshop (se non ricordo male era la versione 2.0) In quegli stessi anni "provo" a lavorare con lo still life e l'immagine industriale ma mi accorgo presto essere troppo lontano dal mio modo di vedere e vivere la fotografia. Erano i primi anni del digitale, gli scanner costosissimi acquisivano stampe, diapositive e negativi, cominciarono tanti problemi di rispondenza colore e imparai a risolverli al meglio. Pensando che a qualcuno potesse interessare il mio modo di affrontare i problemi di colore, scelsi di occuparmi di consulenza informatica nei settori della fotografia, stampa ed editoria, vivendo la passione come una forma di espressione personale. A tutt'oggi faccio ancora quel lavoro ma nel corso dell'ultimo anno, esortato da molti "addetti ai lavori", ho ripreso alcuni progetti e ho ricominciato a lavorare come fotografo nel settore editoriale, nudo, glamour e fashion. vivo a Bologna e lavoro in Italia e all'estero.
I generi che prediligo sono appunto il nudo, il glamour e comunque amo ogni scatto mi consenta di raccontare una storia attraverso un solo fotogramma.
Ho bellissimi rapporti con le modelle (i maliziosi pensino ciò che vogliono) mi piace renderle partecipi al progetto e anche realizzare dei loro progetti, unendo le "forze creative". Amo fotografare le donne, cerco di metterle a proprio agio e chiedo loro di essere attrici, piuttosto che "algide" creature. Nella ricerca mi piace anche mettere insieme tutti gli elementi e poi improvvisare.
Utilizzo reflex digitali e all'occorrenza noleggio medio formato digitali, inoltre, per i progetti personali ho ricominciato ad usare le polaroid, contagiato dall'amico Daniele Pezzoli. Per l'illuminazione uso solo flash da studio o luce naturale/ambiente. Conosco bene le attrezzature (anche perchè il lavoro di consulente me lo impone) ma sono al di fuori dall'ossessione tecnologica, quindi tutto fa fotografia, dal foro stenopeico, passando dal lens baby e ottiche manual focus, fino ai modernissimi zoom.
Per la stampa utilizzo quasi esclusivamente carte e inchiostri matt e visualizzo tutto su monitor professionali calibrati periodicamente. Faccio pochissimo se non nessun fotoritocco ma non esce foto dal computer che non abbia un minimo di post-produzione che gestisco esclusivamente con Photoshop e Lightroom.
Sono un pessimo venditore di me stesso e negli ultimi anni ho anche cominciato ad uscire dalle logiche dell'ego, perciò non voglio che questo testo finisca con un curriculum vitae dove di solito si rischia si sfociare nell'autocelebrazione.